About The Zombie Bride

La mia foto
Una non morta appassionata di orrore.

lunedì 17 dicembre 2012

Sacrifice

-Corri. Corri per la tua vita- pensava Demi mentre correva a più non posso tra scale e stradine scoscese.
Non si era più voltata indietro. Non sapeva se l'orrore la stesse inseguendo o meno, ma lei voleva solo fuggire e raggiungere un luogo sicuro.

Si era svegliata la notte prima incatenata ad un letto in una stanza che non riconosceva. Non ricordava come ci fosse arrivata. Si era addormentata a casa sua, con il suo gatto sulle gambe e si era risvegliata in quella fredda stanza.
Tutto intorno solo il silenzio.
Aveva cercato di alzarsi in piedi, ma la catena legata alla caviglia glielo aveva impedito.
-Ma dove diavolo sono..?- Si era domandata con le lacrime agli occhi.
All'improvviso la porta della stanza si era spalancata e una donna alta e piazzata aveva fatto il suo ingresso. Si era avvicinata al letto senza dire una parola e aveva sciolto la ragazza dalle catene. Poi se n'era andata, lasciando la povera mal capitata di nuovo sola.
Demi ispezionò la stanza in lungo e in largo, cercando di capirci qualcosa. Ma nulla. La stanza era completamente nuda. Non una finestra, non una sedia, non un quadro. Solo il letto e quella pesante catena.
Nel silenzio più profondo, la porta si aprì di nuovo e ad entrare questa volta furono due uomini incappucciati e a petto nudo.
Afferrarono Demi che nel frattempo si era rannicchiata in un angolo e la portarono fuori dalla camera.
Attraversarono un lungo corridoio pieno di porte chiuse e Demi cercava di divincolarsi in ogni modo.
Non riuscì a fuggire.
La spinsero in un'altra stanza e se ne andarono.
Seduta dietro ad una scrivania di ferro se ne stava la donna che aveva visto all'inizio.
-Ti starai chiedendo cosa ci fai qui..-
Demi rimase in silenzio, terrorizzata.
-Sei parte di un grande disegno, tesoro. Abbiamo bisogno del tuo sangue, della tua forza, della tua gioia e della tua...vita-
-Ma perché io?!- Gridò Demi disperata
-Perché ci sei capitata tu. Mi spiace.-
In quel momento rientrarono i due uomini incappucciati che la afferrarono e trascinarono nel corridoio. Demi gridava e piangeva, si dibatteva, implorava pietà.
Entrarono in un'enorme sala dove vi erano arnesi di ogni genere : coltelli, asce, cacciaviti...di tutto.
Demi ebbe la certezza che sarebbe morta, lì e in un modo orribile. 
L'avvicinarono al ripiano dove giacevano tutte quelle armi.
La donna li aveva raggiunti e aveva afferrato un pugnale. I due energumeni tenevano immobile la ragazza.
Demi pensò che doveva fare qualcosa, doveva tentare di liberarsi. Urlò e poi morse con tutte le sue forze la mano di uno dei due, il quale si ritrasse in preda al dolore. Con un braccio libero riuscì ad afferrare un cacciavite e colpì l'altro mostro. La donna intanto cercava di colpirla con il coltello, ma Demi riuscì a ferirla per prima.
Nel delirio generale Demi riuscì a raggiungere la porta e ad uscire dalla stanza. Intanto la donna gridava cercando aiuto. Demi sentì dei passi dall'altra parte del corridoio,doveva essere rapida. 
Aprì ogni porta e in ognuna delle stanze si celava un orrore simile al suo. Avrebbe voluto liberarli tutti, ma doveva solo pensare a correre e a mettersi in salvo.
Corse senza pensare al resto, corse e basta..e alla fine trovò la via d'uscita.
Si trovava in un edificio probabilmente in stato di abbandono in mezzo al nulla.

Ed eccola che correva all'esterno del palazzo cercando un cancello che l'avrebbe resa libera. Scese delle scale in pietra e si ritrovò in un giardino trascurato. Non smise mai di correre finché non ebbe trovato il dannato cancello. Chiuso. Lo scavalcò e si ferì nel farlo.
Giunta dall'altro lato si accasciò per il dolore. Non riusciva a muoversi.
Sentì dei passi. Alzò lo sguardo e vide l'uomo che aveva tanto amato.
-Cosa ci fai qui? Dobbiamo scappare! Aiutami a tirarmi su. Dobbiamo andare!-
Lui aveva gli occhi lucidi.
-Tommy, dobbiamo andarcene da questo inferno. Ma che ci fai qui..? Non capisco! Aiutami-
Lui la aiutò a rialzarsi e poi..
-Mi dispiace. Dovevo scegliere.-
Così la colpì in testa e quando Demi si riprese era di nuovo nella grande sala, legata ad una sedia.
-Ma...ma...ero riuscita a fuggire. Cos'è successo?? TOMMY DOVE SEI???-
Urlava, piangeva, si disperava.
Apparve la donna con un braccio fasciato e alle sue spalle...Tommy.
-Tommy, tesoro, ma cosa sta succedendo? Ma che cosa fai lì fermo? PARLA, CAZZO!-
Tommy abbassò la testa.
-Cara, smettila di urlare. Non odiarlo. Doveva scegliere glielo abbiamo imposto noi. E lui lo ha fatto.-
-Ma di cosa stai parlando vecchia pazza?-
-Dovevamo offrire un sacrificio al Dio Miut e Tommy doveva scegliere una tra le persone che ama perché venisse uccise in suo onore. E la scelta è ricaduta su di te. Ora basta, lascia che le cose seguano il loro corso...-E finito di parlare le sferrò la prima pugnalata. Demi gridò. La donna passò poi il coltello a Tommy che esitò un po', ma poi, con le lacrime agli occhi, la pugnalò più volte all'altezza del cuore.

Alla fine del massacro, di Demi rimase solo il corpo dilaniato ed esanime che venne poi scaricato in una fossa nell'incolto giardino.
Tornò il silenzio nella casa fino all'esecuzione di una nuova, povera vittima.

giovedì 29 novembre 2012

Amore

Quando si erano conosciuti, lei era una persona diversa. Era una di quelle donnette che pensava di aver visto un po' tutto nella vita, una di quelle dalle poche illusioni, ma dal facile divertimento.
Si era innamorata quasi subito invece. Lui l'aveva trascinata in una spirale di amore e odio, di gioia e dolore, di grande felicità ed esasperazione.
Poi era arrivato quel tragico giorno in cui più nulla aveva senso e lei si era ingiustamente tolta la vita.

Erano passati mesi, forse anni. Lui respirava, era tornato a ridere, ad amare..a vivere.
Un dì una telefonata anonima aveva squarciato il silenzio della sua notte. Una donna in lacrime gli chiedeva disperatamente di raggiungerlo ad un indirizzo che lui non conosceva. Piangeva e chiedeva aiuto.
Lui che di indole era sempre stato molto buono, si era vestito al volo ed era coso alla ricerca di quel posto.
Quando arrivò si trovò di fronte una villetta visibilmente abbandonata da tempo, circondata da un folto giardino che non aveva ricevuto più cure da secoli pareva. Il suo istinto trillava forte, prese in mano il telefono e compose il numero della polizia, ma non chiamò. Entrò, un po' spaventato, ma entrò.
E lì capì, o meglio, si ricordò che quella era la casa in cui molto, ma non troppo, tempo prima la donna si era tolta la vita.
Si trovò di fronte una scalinata che portava al piano superiore ed è proprio da lì che sentì arrivare la voce della donna che lo invitava a salire. Una voce lamentosa, spaventosa, ma che lo attirava a sé come il miele con le api.
Salì lentamente le scale illuminate solo dal bagliore della luna.
Si ritrovò davanti ad una porta socchiusa da cui proveniva una fievole luce, forse una candela. Poi ancora la voce della donna. Così dopo una breve esitazione, aprì a poco a poco la porta ed entrò.
La stanza, al contrario del resto della casa, era ben arredata con mobili antichi. Sembrava quasi non appartenesse allo stesso ambiente tetro in cui si era mosso poco prima.
Si guardò intorno e giunto con gli occhi all'altezza della finestra, la vide.
Aveva un lungo vestito bianco, di seta forse. I capelli folti e neri accentuavano, facendo contrasto, il candore della sua pelle.
La donna si voltò.
L'uomo fece un balzo all'indietro e inciampando cadde a terra.
Era lei. LEI.
-Credevo...pensavo...ero certo che..
-Che fossi morta?
Silenzio.
Si avvicinò a lui che tremava e non trovava la forza di rialzarsi.
-Hai mai sentito parlare di rancore? Sai che le persone che muoiono nella disperazione più totale, a volte, restano intrappolate tra un mondo e l'altro finché non trovano vendetta? Io, sciocca, credevo che fosse solo una di quelle bugie che ti raccontano nei film horror, una di quelle storielle per non farti dormire la notte. E invece eccomi qui. Sono tornata, per te.
In quel momento lui si rese conto di quanto l'avesse amata e che, per quanto fosse tutto così spaventoso, volesse correre a stringerla.
Si alzò e le andò incontro. Lei non si mosse. Le accarezzò i capelli e la guardò negli occhi. 
-Vendetta? E se invece questa fosse solo una seconda opportunità che ci è stata concessa? Abbracciami, non lasciarmi più
La strinse a sé. Negli occhi di lei però non c'era la benché minima traccia di emozioni. Lentamente spostò la mano che aveva sempre tenuto dietro la schiena e la luce della candela pose il suo accento su una lama affilata.
Lui la stava ancora stringendo quando lei sferrò il suo primo colpo alla sua schiena. L'uomo urlò di dolore. Fece per muoversi, ma lei lo trattenne a sé e tornò a colpirlo. Lo lasciò scivolare a terra in preda al dolore. L'uomo cercò di trascinarsi verso la porta, ma lei lo raggiunse e lo colpì ancora e ancora.
Ma lui era ancora vivo. Così lo girò in modo tale che potesse guardarla in viso. Non era più bella come quando l'aveva amata. Si era trasformata in un orribile demone.
Ci fu qualche istante in cui i due si guardarono e basta. La candela si spense e con il solo bagliore della luna, lei tornò ad apparire agli occhi di lui, bella come sempre.
Si chinò sull'uomo che ormai non aveva più forze
-Guardami bene negli occhi, amore. 
Si guardarono intensamente e poi lei gli tagliò la gola.
Esplose un temporale e il buio invase la stanza. 
Qualche giorno più tardi il corpo del ragazzo fu finalmente rinvenuto. Teneva stretta una foto della donna in una mano e nell'altra un rasoio affilato con il quale si era evidentemente tagliato i polsi.
-Da quando lei si era tolta la vita, lui non stava più bene- disse un suo amico - dovevamo immaginarcelo un gesto del genere. 

Quella villa è ancora oggi disabitata, ma qualcuno giura di aver visto, nelle notti tempestose, una candela accesa e due figure sbiadite alla finestra.


venerdì 10 agosto 2012

Tutto il tempo del mondo

Tutto il tempo del mondo. Avevamo tutto il tempo del mondo. Ci saremmo dovuti amare per sempre, eppure tu, senza alcun avviso, eri morto, così, in un freddo giorno d'inverno.
C'era stato un grande temporale e tu eri fuori per lavoro. Poi l'incidente, quell'uomo ubriaco che non nera riuscito ad evitare lo scontro sotto la pioggia. E tu te ne eri andato.

I giorni scorrevano lenti e io ogni mattina ti cercavo tra le lenzuola. Non riuscivo ad andare oltre, non riuscivo a metabolizzare la tua morte. Poi capì. Dovevo regolare i conti.
Così aspettai quel maledetto alcolista, che era stato assolto perché troppo ricco per marcire in galera, fuori da casa sua.
Spiavo le sue abitudini. Sapevo cosa faceva di giorno e cosa di notte, chi frequentava, cosa mangiava e cosa beveva. Sapevo tutto di lui.

Un giorno, la merda, stava rientrando dalla solita nottata di bevute e io ero pronta a portalo via con me. Scesi dall'auto e lo colpii alla testa. Lo trascinai in auto e lo portai nella nostra casa in campagna.
Quando si riebbe, si trovava disteso su un tavolo, con piedi e mani legate e completamente nudo.
Lo guardai negli occhi e lui guardò me, spaventato.
"Sono i soldi che vuoi? ne ho tantissimi. Chiedi e ti darò qualsiasi cifra"
Scossi la testa. No, amore, lo sai che non era quello che volevo da lui. In realtà da lui non volevo nulla. Volevo solo vederlo soffrire, come stavo soffrendo io e come avevi sofferto tu.
Mi accesi una sigaretta e poi un'altra e ognuna di queste la spegnevo sulla sua pelle. Lui gridava ed ogni suo strillo era per me una musica  dolcissima.
Presi poi un bisturi, uno dei tuoi amore mio, e lo feci scorrere lungo tutto il suo corpo ferendolo leggermente. Arrivata nelle parti intime, colpii senza pietà.  In quell'istante la furia fu cieca e così lo colpii ancora e ancora all'addome, alle gambe, alle braccia e poi mi avventai sul viso. Ridussi quell'uomo in brandelli e smisi solo quando fui certa che non respirava più.

Ecco quello che ho fatto amore. Adesso lascia che io prenda tutte queste pillole e staremo di nuovo insieme ed avremo ancora tutto il tempo del mondo..

martedì 5 giugno 2012

Cassette

Morto, così, tutto ad un tratto e lei non aveva potuto nemmeno dirgli addio.
"Ma come diavolo hai potuto chiudere gli occhi senza guardarmi un'ultima volta? Come hai potuto serrare le labbra senza raccontarmi ancora di quando ti eri innamorato di me?" gridava lei mentre giaceva distesa vicino al suo corpo.
Gli sfiorava i capelli e inondava il suo petto con un continuo fiume di lacrime. Doveva chiamare qualcuno. Doveva. Ma non lo fece.
Se ne restò lì a contemplare quel corpo freddo che era appartenuto alla parte più importante della sua vita.
Si disse che avrebbe avuto bisogno di un'ultima notte con il suo amato. Che voleva dormirgli vicino una sola notte ancora.
Ma perché poi si era ucciso? Cos'è che lo aveva spinto ad un gesto così brutale ed improvviso?
Non si dava pace.
"Perché mi hai lasciato? Perché non hai chiesto il mio aiuto?"
Disperata si alzò da quel letto di morte e camminò per la stanza, su e giù, prima in modo irrequieto e poi lentamente. Di tanto in tanto volgeva lo sguardo al letto e a quel gelido corpo che vi giaceva sopra.
Non era possibile non avesse lasciato nemmeno un biglietto. Niente.

Arrivò la notte e lei si sdraiò ancora vicino al suo amore. Ma il sonno non arrivava e lei aveva bisogno di sentire ancora la sua voce..ancora una volta.
Si alzò e si diresse verso il salone. Aprì un armadio e da lì tirò fuori un grande scatolone contente cassette su cassette. Erano filmati girati dal suo uomo, che era un documentarista. Sapeva che avrebbe così potuto udire ancora il suono della sua voce.
Frugò cercando qualcosa di recente..quando sul fondo della scatola si imbattè in una serie di cassette recanti sull'etichetta nomi femminili.
"Jennifer, Mary, Violet, Iris, Shonda, Nicole, Diana.....ma...ma..."
Non ebbe alcun dubbio su quali cassette avrebbe visionato.
Lui era morto, è vero, ma voleva comunque sapere se...se...se le era stato infedele.

Cominciò la visione della prima cassetta. Una stanza, un letto, penombra e una bellissima donna bionda legata al letto.
"Lo sapevo. Anzi no, non lo sapevo..non lo sospettavo, fino a qualche istante fa."

All'improvviso nella stanza entra un uomo incappucciato e senza altro addosso.
"Bastardo"

Stava per interrompere la visione quando..

L'uomo tira fuori da sotto il letto un martello.
"E quello a cosa cazzo ti serve?"

Resta immobile davanti alla ragazza che finalmente apre gli occhi e inizia a gridare. La colpisce violentemente sulle ginocchia e sui polsi, più volte. Si sente il rumore delle ossa che si rompono.

Lei rimase impietrita sulla poltrona a fissare le terribili immagini.

L'uomo sale sul letto. Spalanca le gambe della ragazza e la penetra ,con ancora più violenza, con il manico del martello. Lei grida, piange.
Il mostro getta il martello a terra e comincia a violentare la giovane donna. Un animale.
La scena dura minuti interminabili, finché lui non si alza e scompare dalla scena per qualche istante.
Ritorna poi con un coltello, di quelli grandi da cucina, e con delle forbici.
Scosta i capelli della ragazza e con le forbici recide i suoi lobi. Poi passa la lama lungo il ventre della donna e la colpisce lì dov'è l'ombelico. Tre volte almeno.
La penetra di nuovo, con la lama questa volta. Lo spettacolo è insostenibile.
Lei grida come non si direbbe che una persona possa fare.
Lui estrae la lama e le entra dentro col suo cazzo. Con le mani le apre la bocca e le tira fuori la lingua. Afferra le forbici e gliela taglia.
L'uomo continua a scoparsela finché non viene.
Lei è sfinita. Lui scende con le forbici e si ferma all'altezza della vagina. La guarda. Recide clitoride e grandi labbra.
Poi si stende ancora su di lei e la afferra per il collo. Stringe. Stringe fortissimo finché non è certo che la ragazza sia ormai morta.
L'uomo poi si dirige verso la telecamera e si toglie il cappuccio. E' lui con il suo sorriso migliore.
E' lui.

La donna tirò il telecomando contro lo schermo della tv e lo ruppe. Si portò le mani al viso. Pianse. Gridò. E poi...e poi ricordò che quelle immagini le aveva già viste. Ricordò perfettamente tutto. Ricordò il momento in cui aveva trovato le cassette. Ricordò anche che...che...
No, non era stato un suicidio quello del suo uomo. Lo aveva avvelenato lei dopo aver visto la cassetta e lo aveva guardato vomitarsi le budella senza muovere un dito.
Lo choc le aveva fatto rimuovere tutto, ma le cose tornano sempre a galla in un modo o nell'altro.

Andò in bagno, riempì la vasca da bagno e vi entrò. Vestita. Si tagliò i polsi e lì rimase, ad attendere la morte che arrivò in breve tempo.

La casa era silenziosa. Il corpo di lui sul letto e quello di lei nella vasca. Sul tavolo della cucina le cassette.

Squillò il telefono, nessuno rispose.

martedì 29 maggio 2012

Rumori

Passavamo sempre le vacanze estive nella casa di campagna. Ci riunivamo lì nel mese di agosto. Cugini, zii, nonni e amici che venivano di tanto in tanto a farci visita.
La casa era molto grande. Poteva ospitare fino a 20-25 persone. L'aveva costruita mio nonno quando mia madre e le mie zie erano ancora piccole.
C'erano tre piani e il seminterrato. La mia stanza era l'unica situata al piano terra. Con me dormiva mia sorella minore, Jackie, e la mia cuginetta, Patricia.
Adoravamo quella casa e ancora di più adoravamo i racconti di nonna Louise la sera, quando ci ritrovavamo tutti in giardino.

La campagna del Sussex era nota per le apparizioni di fantasmi. Nonna Louise, che aveva passato tutta la sua infanzia in una piccola fattoria appunto in quelle campagne, conosceva un sacco di racconti relativi alle apparizioni. Noi ne eravamo da un lato spaventati e dall'altro affascinati.
La mia storia preferita era quella relativa ad una giovane fanciulla che era stata uccisa dal suo fidanzato. ma ve la racconto meglio : "Molly aveva da poco compiuto 19 anni quando fu ritrovata senza vita sulle rive di un piccolo laghetto nelle campagne del Sussex. La giovane fanciulla era stata tenuta a lungo con la testa sotto l'acqua finché non aveva perso i sensi e poi la vita. Tutto questo si sapeva perché, al ritrovamento del corpo, il suo fidanzato, Oliver, aveva confessato di aver commesso lui stesso l'assassinio. Il giovane Oliver affermava di averla dovuta uccidere dopo che questa aveva ucciso e fatto a pezzi le sorelle in un attacco di follia. Effettivamente le due sorelline erano sparite da qualche tempo, ma si era sempre pensato fossero state rapite da qualche reduce di guerra colpito dalla follia dopo la guerra il Sussex ne era pieno). Oliver confessò anche di averla vista seppellire i resti e dopo aver indicato il punto esatto in cui potevano essere ritrovati, si era tolto la vita impiccandosi in prigione.
I corpi delle due bambine erano poi stati ritrovati nei punti indicati dal giovane e questo aveva insinuato nella polizia il dubbio che a commettere tutti gli omicidi fosse stato lo stesso Oliver.
La faccenda venne archiviata così. In ogni caso sia Oliver che Molly erano morti ed ogni indagine venne quindi ritenuta superflua. 
Poco tempo dopo iniziarono a sparire altre giovani ragazze. Per giorni non ve ne fu traccia finché i loro corpi esanimi non vennero ritrovati nei pressi del lago. Una donna anziana che amava passeggiare per i boschi a sera inoltrata giurò di aver visto la bella Molly aggirarsi tra gli alberi presso il lago. Nessuno le credette, fino a quando gli avvistamenti della fanciulla non diventarono più frequenti. 
Il lago venne svuotato e riempito di terra. Ci vollero molti soldi e tempo, ma alla fine le morti cessarono e di Molly non si ebbero più notizie."

La storia mi affascinava tanto anche perché Nonna Louise sosteneva che la nostra casa fosse stata costruita proprio nel punto esatto in cui un tempo si trovava il lago.

Era l'estate del 1989 e io avevo 19 anni. Ci ritrovammo come sempre nella nostra casa. Il caldo quell'anno era insostenibile ed era un fatto eccezionale per l'Inghilterra.
Una notte non riuscivo a prendere sonno e mi andai a sedere sotto il portico. Guardavo le stelle e mi lasciavo rinfrescare un po' dalla leggera brezza notturna, quando sentii un rumore costante arrivare dall'interno. Sembrava ci fosse qualcosa che grattava contro le pareti. 
Rimasi qualche istante in ascolto e poi entrai. Seguii il suono e arrivai alla porta del seminterrato. Mi chiesi se fosse il caso di scendere a guardare o se sarebbe stato opportuno chiamare qualcuno. In quel preciso istante il rumore si interruppe e io ne fui sollevata. Tornai a letto, ma non chiusi occhio. 
La notte seguente mi addormentai subito finché il rumore della notte precedente non mi svegliò. Questa volta era più forte. Mi alzai e notai che mia sorella non era nel suo letto. Corsi fuori dalla stanza per cercarla, ma nulla. Il rumore si fece insistente. Andai a chiamare mio padre e quando questo si alzò il rumore cessò.
Svegliammo tutti gli adulti della casa e insieme cercammo Jackie. Ma nulla, era sparita.
Poco tempo dopo arrivò la polizia che ci interrogò tutti. Cominciarono le ricerche nei boschi. Eravamo tutti distrutti. Ci dissero di restare in casa, nel caso in cui mia sorella avesse fatto ritorno.
Due notti passarono senza che sentissi alcun rumore. Mamma e papà restavano in piedi sotto il portico in attesa di Jackie. I miei zii giravano per i boschi invocando il suo nome. Eravamo disperati.
La terza notte riposammo tutti. Ma io fui svegliata ancora dal rumore. Aprii gli occhi e con orrore mi accorsi che anche mia cugina non c'era più. Corsi a chiamare gli altri, ma non c'era più nessuno. Il rumore era fortissimo. Chiamai a gran voce mia madre e poi mio padre. 
Mi precipitai fuori sperando di trovarli in giardino, ma non erano nemmeno lì. Mi decisi ad affrontare il rumore. Scesi nel seminterrato e in un angolo vidi una ragazza girata di spalle che con le unghie graffiava il muro. rimasi impietrita. D'un tratto cessò di fare quel che stava facendo e rimase anch'essa immobile.
Poi si voltò e mi venne incontro. Ci guardammo e io capii che era Molly. Il buio avvolse la stanza e io la sentii entrarmi dentro. Svenni.

Mi risvegliai in ospedale. Poco dopo aver aperto gli occhi alcuni poliziotti entrarono nella mia stanza e mi posero alcune domande. Non capivo. Mi dissroe che erano tutti morti, sgozzati nel sonno e che mia sorella era stata ritrovata senza vita in un fosso nel bosco.
Urlai che sapevo chi era stato. Gli parlai di Molly e dei rumori e di tutto.

Ma la verità era un'altra, dissero.

Sono passati 23 anni e finalmente ho il coraggio di ammettere quello che ho fatto. 
Il caldo di quella estate ha confuso la mia giovane mente e i racconti mi hanno suggestionata al punto da diventare io stessa Molly. Ho ammazzato tutta la mia famiglia a sangue freddo.

Questo è quello che mi hanno fatto scrivere su un foglio che ho poi firmato. Io invece Molly continuo a sentirla muoversi intorno a me, ovunque vada. So che è qui e che sarà per sempre con me.

lunedì 21 maggio 2012

Amore/Odio

-Ti ho temuto, poi amato, poi temuto ancora e poi non ti ho più lasciato.
Volevi portarmi via tutto e io te lo lasciavo fare, ribellandomi un po', ma per finta. Solo per conservare un briciolo di dignità, il giusto per guardarmi allo specchio.
Mi hai ridotto in uno straccio, utile solo per lavare pavimenti luridi al tuo passaggio.
Ma io ti ho amato e tanto. E tu mi sorridevi e io sapevo che quel sorriso era tutto meno che un sorriso pietoso.
Mi hai picchiata, spinta, umiliata. Mi hai sputato addosso e mi hai costretto a prostituirmi con i tuoi amici. E che amici. E io in silenzio ho sempre fatto tutto quello che desideravi, mendicando una carezza o una parola gentile.

Sono passati gli anni e non me ne sono mai andata. Ti amavo, te lo avevo detto? te lo ripeto, ti amavo. E tu? Si, anche tu, in un modo malato mi amavi. Ma in te di umano c'era talmente poco, che ti era impossibile comprendere come si trattano le persone amate.

Siamo rimasti in questa stanza per troppo tempo. L'odore inizia a diventare pensante. Per me è quasi insostenibile il pensiero di passare ancora una notte qui con te, su questo letto.
Il silenzio mi piace, ma il tuo aspetto è ora così osceno, che i miei occhi talvolta rifiutano di guardarti.
Vedi, se solo avessi trovato un po' di calore nel tuo cuore. Se solo mi avessi rispettata un po' di più. Saremmo stati felici, sai? Non avrei dovuto fare tutto questo. Ti ho amato tanto, mio carnefice.
Ma...si, via, mi dispiace. Vieni qui, tra le mie braccia. Lasciati stringere.
E no, non mi importa se dovrò gettare i miei abiti dopo averti stretto. Li brucerò...con te.
Puzzi di merda, sai? E' un odore che ti si addice. E anche il puzzo di piscio e del vomito sono proprio i tuoi.
So che sei stanco, sfinito, ma è quasi finita. Vieni, alzati , andiamo in bagno.
Entra nella vasca, ti aiuto io.
Ti ho amato, tanto, tantissimo.-


Rumore di motosega, grida sommesse. buio.

martedì 15 maggio 2012

Il Giorno della mia morte


Siamo foglie al vento, gocce di pioggia che si perdono del mare, piccole barchette in balia delle onde. Siamo legati alla vita con un filo sottilissimo, come quelli che si usano per cucire.



Era una splendida serata d'estate. Me ne stavo seduta sul dondolo in giardino, guardavo le stelle mentre sorseggiavo una birra fresca. Amavo la mia vita solitaria, circondata dalla natura, lontana dalla vita frenetica della città.Un venticello fresco mi sfiorava il viso e tutto era perfetto. Poi mi volta e lo vidi.
 Se ne stava lì in piedi vicino la porta-finestra. Capii immediatamente che non avrei più rivisto la luce del giorno. Rimasi lì seduta a guardarlo mentre si avvicinava. Non mi mossi. Buttai giù un altro sorso di birra e poggia la bottiglia sul tavolino che avevo di fianco. 
Lui si avvicinava lentamente, come la morte che arriva piano. Aveva indosso un lungo impermeabile nero e un sorriso amaro. 
Quando mi fu vicino, si accomodò sul dondolo e senza dire una parola, posò una mano sulla mia spalla.Ci guardammo come fossimo due innamorati nel momento dell'addio. Poi lui tirò fuori da una tasca un pugnale e me lo mostrò. Io abbassai lo sguardo e mi portai una mano alla bocca. Ho sempre avuto il vizio di mordicchiarmi le unghie quando sono nervosa.
Passarono minuti interminabili prima che lui mi colpisse all'addome con il pugnale. Un colpo secco, deciso, ma privo di odio. Mentre continuava ad estrarre e ad affondare ancora la lama, continuava a tenere la mano sulla mia spalla. Non ricordo un dolore particolarmente forte. Non ricordo di aver pianto. 
Tornai a guardarlo negli occhi, quasi cercassi una rassicurazione. E in effetti così fu. Il suo sguardo, caldo e intenso, mi aiutò a sopportare quel momento terribile. Il sangue sgorgava copioso e io iniziavo a perdere le forze. 
Mi accasciai su di lui, che mi tenne stretta tra le sue braccia. Chiusi gli occhi e fu in quel momento che lui si tagliò una mano e mi fece bere il suo sangue.



Mi risvegliai tra le sue braccia qualche ora dopo. Se non fosse stato lì avrei pensato ad un brutto incubo. Ma quello che mi disse non appena mi riebbi, spazzò via ogni ombra di dubbio



-Ti ho scelta anni fa. Sarai la mia sposa per  l'eternità.



Voi ci credete alle creature immortali? Quelle di cui si parla nei film horror? Beh, io non ci ho creduto finché non ho visto la mia pelle bruciare sotto i raggi del sole. Spero per voi non dobbiate mai scoprire se NOI siamo reali o meno.

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